LA PERDITA DELLA MEMORIA
LA PERDITA DELLA MEMORIAL'altro giorno, ho letto su un sito di un appassionato di informatica una critica
(di cui ho fatto una sintesi) ad un articolo di un giornalista, apparso su "La
stampa" del 21/12/2005, dal titolo: "Allarme dall'America: i motori di ricerca
uccidono la memoria". La tesi dell'articolo è che si starebbe realizzando la profezia di Platone
riguardo il mito egiziano del dio Theuth, che recatosi dal re Thamous per
mostrargli le arti da donare agli egiziani presenta la scrittura come una
strumento capace di fare gli uomini più sapienti e con maggiore capacità di
ricordare; la replica del re è di senso opposto, tanto che a suo parere la
diffusione della scrittura otterrà proprio l'effetto contrario rispetto a quello
auspicato, cioè l'indebolimento della memoria.
Interessante è soprattutto la domanda finale del giornalista: "Alla perdita di
memoria che si consuma in questi anni, a causa di Internet, quale tipo di umanità
seguirà?".
Secondo questo appassionato di informatica, il giornalista in questione, insieme a
numerosi suoi colleghi, anziché dire apertamente che temono di perdere lo
stipendio più che la memoria, navigando su Internet e consultando un motore di
ricerca, mettono in atto una azione mediatica psicologicamente deviante e
distruttiva, facendo dire ad un docente universitario americano di storia della
scienza che i motori di ricerca uccidono la memoria.
Questo perché il docente universitario
ha scoperto l'acqua calda quando Google gli suggerisce una correzione errata ad una parola
digitata correttamente, per il semplice motivo che la parola suggerita, ma ortograficamente
sbagliata, si trova scritta su un elevato numero di siti web, favorendo così il proliferare di parole
sbagliate. Gli danno poi grossa eco pubblicando la notizia a titoli cubitali su
uno dei giornali più importanti d'Italia.
Il povero lettore che legge il giornale, senza mai aver messo il naso su Internet
e che solo la parola Google gli fa venire in mente un impasto di nonna papera, si
spaventa, va dal figlio impegnato a fare ricerche su Internet per la scuola e gli
spegne il computer di brutto, mandandolo a fare ricerche alla biblioteca centrale
della sua città, tra libri unti e bisunti.
Che colpa ha il motore di ricerca se sui siti web si trovano tanti errori di
ortografia o di grammatica? Il motore di ricerca non è altro che un robot che fa
il suo lavoro di indicizzazione delle pagine web e delle parole in esse contenute
per presentare dei risultati alle nostre ricerche. Se le parole sono state scritte
in modo sbagliato, la colpa è dell'uomo che le ha scritte, non del motore di
ricerca che le ha trovate. Essendo un robot, il motore di ricerca ha tutti i
difetti e le qualità che hanno i robot: eseguono l'algoritmo per il quale sono
stati programmati senza fare commenti. Tutti, scrivendo su Internet, facciamo un
sacco di errori di ortografia involontari, di cui ci accorgiamo a distanza di
giorni, rileggendo i testi.
La colpa è nostra, non del motore di ricerca: non siamo robot e prima di prendere
una decisione, ci pensiamo sopra.
Per concludere, l'appassionato di informatica, risponde alla domanda del
giornalista che si chiedeva quale tipo di umanità seguirà, dicendo che sarà
senz'altro un'umanità migliore di quella attuale, dove la memoria non andrà
perduta e l'uomo sarà sempre protagonista responsabile delle proprie azioni e
decisioni e dove i motori di ricerca, con i computer collegati tra di loro via
Internet, collaboreranno scambiandosi dati e informazioni, per vincere la perdita
della memoria, quella vera: l'alzheimer..........
Leggendo l'articolo ho subito pensato che l'interpretazione dell'appassionato di
informatica fosse forzata e tendenziosa, facendomi pensare ad un mio amico non
votante da un pò di tempo affetto da una variante rarissima del morbo di
Ashcroft(???), aggravata dal fatto che è complessato perché non ha una connessione
a banda larga (che gli permetterebbe un accesso veloce ad una grande massa di
informazioni) e teme che il mondo civilizzato complotti di continuo.
Il mio invito, prendendo come esempio quest'articolo di cui comunque non me ne
frega un cazzo, è di non vedere sempre il marcio nelle cose: Lui ama i semplici e i puri nella
Fede
:..Toni..: