CYBERPUNK: LA CONTROCULTURA TECNOANARCHICA
Il movimento dell'informatica "alternativa" CyberPunk coinvolse durante gli anni '80 moltissimi giovani, attratti dalla scoperta dei nuovissimi orizzonti digitali e non solo dalla figura dell'hacker, dando vita ad una vera controcultura tecnoarnarchica.
Il Chaos Computer Club di Amburgo, fondato tra gli altri da Wau Holland nel 1984, mostrò fin dagli inizi una grande consapevolezza delle proprie origini culturali e politiche e degli scopi verso cui indirizzare i propri sforzi e si basò fin dall'inizio sul principio di socializzazione del sapere tecnologico. Ciò non deve stupire più di tanto, se solo si considera che gli stessi membri del CCC hanno fatto parte del movimento tedesco.
Amburgo come è noto è sede di una delle occupazioni più simboliche dell'intera Europa, Hafenstrasse, e luogo di progettazione ad altissimo livello, fin dai primi anni Ottanta, anche di sapere alternativo high-tech. Klaus Maeck, ad esempio, regista e sceneggiatore dell'ormai mitico film Decoder, un film nel quale viene descritta su vari piani la possibilità di un utilizzo tecnologico e ribelle della pratica del cut-up di burroughsiana memoria (Pasto Nudo).
In una situazione già di per sé così stimolante, la riflessione del CCC non poteva che essere adeguata all'humus in cui essa muoveva i primi passi e tra i primi obiettivi vi fu perciò la creazione di banche-dati (oggetto poi di direttive comunitarie e inserite tra le opere intellettuali tutelate dalla LDA, così come i programmi per elaboratore, tra il 1995 e il 1996) che fossero liberamente accessibili via telefono.
Proprio nel 1984 il CCC trovò il primo dragone contro cui combattere la propria battaglia di libertà: il BTX, il servizio di comunicazioni Telebox, elaborato dalle Poste tedesche in collaborazione con l'IBM, tramite il quale gli utenti registrati potevano ricevere comunicazioni personali o mandarle a un altro abbonato e addirittura prenotare merci o servizi.
Ciò risvegliò in molti ambiti del movimento, e non solo in questi, preoccupazioni riguardanti le libertà future dei singoli cittadini. È da ricordare, infatti, che quasi contemporaneamente il governo tedesco lanciò l'iniziativa, poi sostanzialmente fallita, del censimento informatizzato di tutti i tedeschi, da poi immettere nei computer centrali di Wiesbaden. Un futuro orwelliano sembrava schiacciare l'immaginario collettivo del felice popolo tedesco.
Per far fallire il progetto del BTX, il CCC inventò una beffa enorme ai danni di una Cassa di Risparmio di Amburgo, l'Haspa, che in un primo tempo versò loro 135.000 marchi. Il CCC difatti con un sotterfugio riuscì a conoscere la pass-word per entrare nel computer centrale dell'Haspa, e lasciargli quindi in memoria l'ordine di richiamare in maniera continua il servizio offerto nel BTX dal CCC. L'Haspa richiamò così 13.500 volte il servizio in questione in circa dodici ore. I 135.000 marchi furono così calcolati e versati al Chaos Computer Club con la bolletta telefonica del novembre 84. La bolletta esiste veramente e così anche l'abbuono, ma immediatamente il CCC rese pubblica la vicenda, dichiarando che non voleva ritirare il danaro, visto che il fine dell'azione era solo di rendere note le gravi lacune presenti nel BTX. Il CCC per di più affermò di aver ricevuto la parola chiave della banca proprio attraverso un errore di sistema del BTX. Più precisamente tramite un'emissione incontrollata di pagine di decodificazione. Il caso suscitò un enorme clamore, come è giusto del resto che fosse, in tutta la Germania, facendo fallire in maniera definitiva il progetto BTX, visto che ne era stata dimostrata l'intima fragilità. Da allora tale sistema ha continuamente perso abbonati: alla fine del 1988 ne contava solo 20.000, a fronte del milione preventivato per la medesima data dal Presidente delle Poste.
Sulla scorta del modello amburghese in breve tempo si costituirono gruppi con interessi simili: a Darmstadt, in Olanda (Hack Tic), a Monaco (Bayerische HackerPost), a Stoccarda. Quasi tutti mantennero come caratteristica basilare la visibilità, come del resto fece subito il CCC, aprendo una sua sede regolarmente registrata. Strumenti essenziali per questa contaminazione in tutta l'area nordeuropea sono stati gli incontri annuali, svoltisi sempre tra Natale e Capodanno, in cui il movimento ha colto l'occasione per scambio di dati, discussioni, workshop. La crescita del movimento è stata indubitabilmente molto forte negli ultimi anni. Ragione prima di questo aumento è da ricercarsi nel diffondersi a macchia di leopardo del computer per ragioni di lavoro. Si calcolano in Germania alla fine del 1988 circa 100.000 modems, tra i quali ben 30.000 non registrati alle poste.
Non sono poi mancati problemi con la parte più ortodossa del movimento, la quale li ha accusati di tenere il piede in due staffe. Da una parte predoni dello spazio virtuale, scassinatori del computer, dall'altra "maiali da tartufo dell'industria elettronica". In realtà la questione è molto più sfumata di quanto a prima vista non appaia. Bisogna essere attori, difatti, protagonisti del processo di modernizzazione e subirne quindi le contraddizioni, per poterne capire gli intimi nessi. La risposta del CCC a questo tipo di accuse non poteva altro che far leva sul "nuovo diritto umano di portare avanti uno scambio di informazioni non controllate, senza limiti e a livello mondiale". Alla società dello spettacolo e della deprivazione comunicativa correttamente il CCC risponde con l'individuazione del terreno di lotta sul diritto della comunicazione. L'informazione per essere concreta, reale, deve avere con sé anche un senso sociale. Esiste difatti "una grossa differenza qualitativa tra bit e significato, in quanto il bit è qualcosa di vuoto e che, appunto, non produce senso se non quando si arricchisce col significato, quindi solamente quando comunica". Informare significa difatti mettere in forma, dare una forma a un qualcosa che prima forme non ne aveva. Informazione così viene a coincidere con deformazione, col chaos, col Chaos Computer Club.
Anche su questa base teorica è avvenuto l'incontro progettuale con la parte più politicizzata del movimento americano: esito felice è stata sicuramente l'organizzazione del festival ad Amsterdam, nell'agosto del 1989, in cui molte delle istanze prima riassunte sono state approvate dall'intero congresso. Inoltre un ulteriore aspetto dell'esperienza del CCC che suscita molto interesse consiste nel cosciente autocandidarsi a modello generazionale di riferimento: essi non vogliono sentirsi ruolizzati nella dimensione di una specie di Robin Hood dell'informazione, da rubare e dare al popolo ma il loro intento, diversamente, è quello di socializzare gli strumenti e i saperi, per poter "creare da sé" l'informazione. Negli ultimi anni il CCC si è occupato particolamente di sviluppare reti informatico-sociali, attraverso il progetto Zerberus.
Il movimento cyberpunk è venuto meno già agli inizi degli anni '90 col diffondersi sempre più massiccio dell'informatica tra le masse, ma è rimasto tuttavia la mentalità che era alla base e che è espresso non tanto nel caos dello scaricamento di file condivisi dal web, ma piuttosto tramite i diffusi strumenti di groupware (lavoro di gruppo) e i wiki (enciclopedie libere), oltre ai più popolari blog.
A proposito ho letto questa notizia, magari vi interessa, ma il link pare che non funziona
UN WIKI PER LA CONTROCULTURA INFORMATICA
Partito un progetto di raccolta-storiografia attorno ad alcuni temi chiave della cultura informatica e telematica italiana
BBS, Hackmeeting, Isole nella Rete, Hacklab, Spippolatori, Indymedia....
Sono queste alcune delle voci dell'interessante sommario che si sta proponendo con l'avvio di un nuovo progetto di sito collaborativo wiki.
Queste parole chiave della storia informatica e telematica italiana, di quella dell'hacking e delle libertà digitali, si trovano indicizzati sotto la voce "Storie e racconti della controcultura digitale italiana - Progetto di storiografia comunitaria".
Un wiki, dunque, dagli obiettivi ambiziosi ma che potrebbe mettere mano ad una materia sfaccettata e animata da innumerevoli percorsi individuali spesso tutt'altro che lineari, per ricostruire "la via italiana al digitale", alla liberazione di spazi occupati e alla creazione dei nuovi cyberspazi di aggregazione, dibattito e militanza, sulla spinta di una tecnologia in rapida evoluzione in cui si è sempre più immersi. Siamo ancora agli inizi e l'ambito collaborativo del wiki, ossia di un sito-forum nel quale è possibile pubblicare ma anche correggere, modificare e aggiungere quanto già pubblicato rispettando determinate regole, ha fin qui prodotto soltanto alcuni approfondimenti.