La Non-Differenza

La logica e il linguaggio ci impediscono di prendere atto della realtà.
Sono dei fardelli che ostruiscono i sentieri della liberazione.
Le parole rappresentano una "seconda realtà", una sovrastruttura nei confronti della realtà autentica.
Qual'è il difetto essenziale dell'approccio logico-linguistico?
Semplicemente la fede nella differenza.
Il linguaggio è il regno delle distinzioni: vita/morte, bene/male, salute/malattia, saggezza/ignoranza, eccetera.
Con questi parametri l'uomo perde di vista la natura delle cose.
E si convince dell'esistenza degli opposti.
Lo Zen suggerisce un altro approccio, nei termini della "non differenza".
"Non differenza" significa essere consapevoli della relatività degli opposti.
Che un elemento ha bisogno dell'altro, ed esiste in funzione dell'altro.
Lo yin in funzione dello yang, cioè il femminile in funzione del maschile. La vita in funzione della morte; il bello in funzione del brutto; l'affermzione in funzione della negazione.
Quando giungiamo a quensta consapevolezza, siamo abbastanza avanti nel pensiero.
E aderiamo ad una posizione taoista, formulata da Lao-tzu.
Ma possiamo spingerci oltre, e persuaderci che gli opposti non esistono.
Allora finiremo per accorgerci che non ha senso stabilire distinzioni.
E livelleremo le cose, mostrando di vederle come sono.
"Sbarazziamoci delle alternative" - dicono i mastri Zen - "e smettiamo di riferirci a verità e menzogna, conoscenza e ignoranza, eccetera".
A questo punto, se proprio si vuol continuare a parlare, ci si limiterà a dire che le
cose sono proprio come sono.
E' la scoperta della realtà autentica.
Leonardo Vittorio Arena
dal libro "Diario Zen"
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