MARCO PANTANI

Più di due anni senza Marco Pantani. Ricordato su giornali, riviste e televisioni, ma anche con libri fin troppo tempestivi e presto con un film.
Purtroppo però, si è dato quasi esclusivamente spazio alla vicenda umana che l’ha portato alla morte, piuttosto che alla sua storia di campione assoluto del ciclismo, come avrebbe meritato: profondo, infatti, è il segno che Marco ha lasciato nello sport, e non solo in quello di cui è stato interprete supremo.
Il precipitare della sua esistenza ha fatto rumore in proporzione al fragore della sua ascesa sportiva, ma Pantani non è morto per il doping, né per la droga: è morto a causa di quella depressione crescente e devastante, che si è impadronita di lui da quando lo hanno separato cinicamente dal ciclismo e da quando gli stessi che ne avevano magnificato le imprese epiche, gli hanno comiciato a gettare addosso palate di merda e ogni tanto continuano ancora a fargli la morale antidoping, perfino post-mortem.
La statura di Marco era quella dei fuoriclasse, per quel che ha vinto e soprattutto per come ha vinto e per uno così il ciclismo era la vita, come accade a molti predestinati: per Maradona era il calcio, per Mozart la musica, per Van Gogh la pittura, e non c'è da ironizzare sulla presunta maggiore o minore elevatezza delle rispettive vocazioni.
Ecco dove cominciò la fine di Pantani che entrò in un circolo vizioso tra pentimento, cure, rientri alle corse, ricadute nella droga, autocompatimenti e perfino il viaggio a Cuba per disintossicarsi. Una sequela di umiliazioni insopportabile, insostenibile, un copione da recitare passivamente a beneficio dei rotocalchi e dei soliti cialtroni sempre pronti con un titolo ad effetto per richiamare il pubblico.
Per sfuggire a tutto ciò occorreva uno scatto, una fuga decisa e solitaria, e anche se lui, più di ogni altro, ne era capace, non ci è riuscito, lasciando comunque a molti il ricordo di un campione vero.
"Non mi piace che si parli di sfortuna: voglio esser ricordato come uno che ha vinto corse importanti, non per quello che gli è capitato" [.....]
:..Toni..: