Innesco²
CALCIO E POLITICA
Giovedi scorso (23/11) a Parigi si è verificato l'ennesimo spregevole episodio di violenza legato all'estremismo politico e l'odio razziale di una tifoseria di una squadra di calcio. Paris Saint Germain-Hapoel Tel Aviv (2-4 per la cronaca) doveva essere una banale partita di Coppa Uefa e invece si è conclusa in tragedia dopo una vera caccia all'ebreo nei pressi dello stadio della capitale francese, il Parco dei Principi. Perseguitato da un centinaio di ultras del PSG, un giovane tifoso dell' Hapoel (Yanniv Hazut, 23 anni), ritrovatosi solo e reo di avere documenti francesi, è stato soccorso da un agente di polizia in borghese, origiario delle Antille. A sua volta preso a calci e chiamato "sporco negro", quest'ultimo dopo essere caduto a terra, ha preso la pistola e ha sparato, uccidendo uno degli aggressori (Julien Quemener, 24 anni) e ferendone un altro: l'indagine della polizia si è subito conclusa giustificando l'autodifesa dell'agente, messo ovviamente sotto protezione. E' da diverso tempo che una frangia dei tifosi del PSG (i Boulonge Boys) sono conosciuti per la loro militanza neonazista e gli insulti razzisti, ma purtroppo non è certo l'unico gruppo di tifosi estremista fortemente politicizzato, basta ricordare che durante un derby di qualche anno fa i laziali esposero uno striscione: "Auschwitz è la vostra patria, i forni le vostre case" e che solo l'anno scorso quelli romanisti sventolarono bandiere naziste. Gli estremisti del PSG, che inneggiano regolarmente a Le Pen (è il leader del Front National, l'ultradestra razzista e xenofoba, condannato sette volte per dichiarazioni antisemite), hanno iniziato la caccia al termine dell'incontro non cercando semplicemente il tifoso della squadra avversaria che aveva vinto, cosa già di per sé deplorevole, ma il "nemico ebreo" e dopo l'accaduto, hanno creato un sito web partanazista dove campeggia ovunque l'acronimo ACAB (All Cops Are Bastard), per commerare il martire, vittima degli stranieri. Ieri sera si giocava all'Ardenza Livorno-Maccabi Tel Aviv (l'altra squadra della città israeliana) e le preoccupazioni erano ovviamente tante, viste le simpatie dei tifosi toscani (da sempre più che schierati a sinistra) per i palestinesi, dei quali sventolano spesso qualche bandiera in curva come segno di solidarietà, e nonostante in passato Livorno sia stata una delle città più popolate di ebrei che approfittarono proprio della grande tollernza dei suoi abitanti. Per fortuna non è successo niente e la partita è stata dispuatata regolarmente, finendo 1-1, ma in città si era creato un clima di tensione assolutamente inaccettabile per una partita di calcio, che anzi sarebbe dovuta essere particolarmente attesa, vista la scarsa confidenza della squadra con le competizione europee. Confondere il calcio (o lo sport in generale) con la politica è un'abitudine ormai radicata, che va assolutamente estirpata e spero proprio che non debba succedere come in Inghilterra che riuscirono sì a neutralizzare il fenomeno hooligans, ma solo dopo tragedie tristissime come quelle dello stadio Heysel di Bruxelles (gli hooligans del Liverpool invasero il settore della Juve, causando 39 morti prima della finale di Coppa Campioni, comunque giocata e vinta poi 1-0 dai bianconeri) e dell'Hillsborough di Sheffield (96 tifosi del Liverpool rimasero schiacciati nella folla, durante una semifinale di FA Cup, a causa dell'inadeguatezza della struttura rispetto al numero di spettatori entrati senza biglietto dopo aver sfondato i cancelli).
:..Toni..:
Come dire, qualcosa puzzava.
La notte delle schede bianche scomparse
Brogli, l'inquietante ipotesi del film di DeaglioElio De Capitani in una scena del film
ROMA - Caccia a Bianca, la scheda scomparsa. Come in un thriller, con il rischio di scoprire che le elezioni del 10-11 aprile 2006 sono state truccate e manipolate forse con un programmino elettronico inserito nel sistema del Viminale e, poi, fatto sparire senza lasciare traccia. Con il rischio di abbattere anche uno dei pochi tabù rimasti in questo paese: la sacralità del voto.
Eppure, Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani, giornalisti di lungo corso, con la mano preziosa del regista Ruben H. Oliva, hanno provato a compiere a ritroso il percorso di quel voto: di quel lunedì 11 aprile quando i risultati partirono in un modo, cambiarono durante lo scrutinio con un ritmo graficamente incredibile e finirono, in una notte di tregenda, per sancire la risicatissima vittoria del centrosinistra. Il frutto del lavoro dei tre è un film che s'intitola "Uccidete la democrazia!", il settimanale "Diario" di Deaglio ne distribuirà il Dvd venerdì nelle edicole. L'operazione rischia di far scoppiare un notevole terremoto politico: già ieri sono partite richieste per una commissione d'inchiesta mentre il centrodestra affila le armi e minaccia querele. Ieri sera, alla proiezione organizzata al "Capranichetta" (due passi da Montecitorio) dall'associazione "Articolo 21" di Beppe Giulietti e Federico Orlando, c'era tanta gente e almeno una quindicina di parlamentari del centrosinistra compreso il portavoce di Prodi, Silvio Sircana.
Il film pone una questione tanto chiara quanto drammatica: le ultime elezioni politiche dovevano essere truccate trasformando le schede bianche in altrettanti voti a Forza Italia (gli unici due dati "sbagliati" dai sondaggisti), ma l'operazione venne fermata all'ultimo momento perché, probabilmente, lo stesso ministro degli Interni, Beppe Pisanu, se ne rese conto e la bloccò. La "rimonta truccata" del centrodestra, dunque si sarebbe arenata a poche decine di migliaia di voti dal sorpasso, col risultato e le conseguenze politiche che tutti conosciamo.
Ma Deaglio e i suoi vanno oltre e, grazie a una "Gola profonda" (magistralmente interpretata da Elio De Capitani, il "Caimano" di Nanni Moretti) raccontano anche quello che accadde nella notte: con i tre "viaggi" di Pisanu a palazzo Grazioli, l'ira di Berlusconi e il tentativo di far annullare le elezioni rifiutato da Ciampi. Sullo sfondo l'incredibile andamento del voto, l'angoscia e la confusione del centrosinistra che dura fino al momento in cui Marco Minniti (deputato Ds) arriva "trafelato" e agitatissimo al Viminale e, poi si placa quando riceve una telefonata. Una telefonata nella quale, qualcuno potrebbe avergli fatto sapere che il giochetto era stato scoperto e che Pisanu aveva deciso di intervenire. Solo allora, Piero Fassino, con aria quasi mesta e occhi spaventati annuncia a una piazza sull'orlo della disperazione, che il centrosinistra ha vinto le elezioni " con venticinquemila voti" di differenza.
Qui, il film lascia aperta una domanda: perché il centrosinistra se aveva scoperto o, quantomeno capito l'imbroglio, non ha reagito e denunciato? Perché si è lasciato strappare dal Cavaliere anche questa arma? Una risposta, secondo gli autori, potrebbe stare nel timore dell'Unione di rovesciare il tavolo di finire per dare una mano a screditare tutto, a "uccidere davvero la democrazia".
Sullo sfondo si muovono altri personaggi. A partire dall'informatico americano Clinton Curtis che preparò un programmino che altri, a sua insaputa, usarono per truccare le elezioni in Florida nel 2001. Curtis, che oggi si batte per il "voto pulito", mostra e dimostra come, con l'elettronica, ormai, l'elettore conta davvero poco. Il potere ce l'ha chi i voti li conta e può manipolarli nel mondo virtuale dei sistemi informatici. Perché la carta delle schede sulla quale il cittadino segna o non segna (scheda bianca) il suo voto, finisce chissà dove. I risultati ufficiali sono costruiti con l'elettronica e con l'elettronica si può fare tutto. Compreso prendere i voti di una città come Roma e modificarli nel trasferimento dalla Prefettura al Viminale in modo che un certo numero di schede bianche "trasmigrino" a una delle due coalizioni in lizza determinandone la vittoria. Nel film, Curtis, intervistato da Deaglio, fornisce una dimostrazione di come questo si possa ottenere con una certa facilità: "Bastano quattro o cinque persone - spiega - e senza lasciare la minima traccia".
E quella che Deaglio e Cremagnani chiamano la "grande centrifuga": il misterioso "buco nero" che si sarebbe mangiato oltre un milione di schede bianche trasformandole in voti per Forza Italia. Una centrifuga che ha "lavato" l'Italia dando vita a un risultato che gli esperti definiscono "incredibile" se non impossibile. Nel 2001, infatti, le schede bianche totali furono 1 milione e 692mila (4,2%); nel 2006 sono scese a 445 mila. Non solo, alle politiche del 2001, ogni regione aveva una sua percentuale "caratteristica" di "bianche": oscillante dal 2 all'8 per cento. Questa volta no: la percentuale, oltre a scendere ai minimi (1,1%), si appiattisce e diventa praticamente la stessa in tutte le regioni. Come se gli italiani della Campania si fossero messi d'accordo con quelli del Piemonte o della Liguria.
Politica o fantapolitica? Adesso il film è pubblico. Basteranno gli anatemi o le querele per spegnere il suo inquietante messaggio? Partiranno le inchieste? E, soprattutto, sapremo mai davvero cosa è accaduto la notte dell'11 aprile? E il Viminale (dove oggi comanda il centrosinistra), tirerà fuori i dati ufficiali delle schede bianche? Perché oggi, a sei mesi dalle elezioni, quei dati non ci sono. Sul sito del Ministero degli Interni si trovano i risultati delle elezioni, i voti per i partiti e gli eletti. Ma il dato delle "bianche" e delle "nulle" non c'è, non si trova. In passato questi numeri erano noti e ufficiali un mese dopo il voto. Se li conosciamo è solo perché qualcuno è riuscito ad averli per vie traverse. Il Viminale ci fornisce solo le schede bianche del 2001: solo la prima parte di un paragone impossibile. Un paragone che, a questo punto, andrebbe fatto a partire dalle buste che contengono davvero "Bianca" e le sue compagne per vedere se il loro numero corrisponde al risultato ufficiale o se qualcuno ci ha messo in mezzo un programmino come quello di mr. Curtis.
(23 novembre 2006)
da repubblica.it
----------------------------------------------------------------------------
Qui il video in cui Daglio parla del film
http://www.media.rai.it/mpmedia/0,,In1-2h%5E13831,00.html:..Gio..:
Voglio rifugiarmi sotto il patto di Varsavia, voglio un piano quinquennale di stabilità!! Mi sto rompendo i coglioni

La “Nuova Europa” veste Bolkestein
Siro Asinelli – Rinascita 16 novembre 2006
E’ scattata la trappola Bolkestein. Il Parlamento europeo ha votato a favore della Direttiva sui Servizi che seppellisce definitivamente il concetto di Stato sociale, annullando i diritti dei lavoratori, trasformando ufficialmente il cittadino in consumatore.
Approdata alla seconda lettura dopo un burrascoso iter, la cosiddetta Direttiva Bolkestein, frutto di un progetto presentato nel 2003 dall'omonimo commissario al Mercato Interno con il sostegno dell'allora presidente della Commissione Romano Prodi, rappresenta una vera e propria rivoluzione nel mercato europeo dei lavoro. Nel nome di una presunta “armonizzazione" dei mercato, i fautori del liberismo urbi et orbi incassano una vittoria senza precedenti, imponendo la loro selvaggia visione del circuito domanda-offerta: una fitta normativa che regolerà un settore che il cui giro d’affari rappresenta il 70 cento circa del totale della ricchezza prodotta in Unione. Il tutto, ovviamente, nel nome di una spinta alle privatizzazioni ed alla cosiddetta mobilità di mercato.
I sostenitori della direttiva, britannici in prima fila, parlano di una regolamentazione che "renderà veramente funzionale il mercato interno"; a queste prospettive si aggiungono i risultati di molte compagnie di consulenza economica che annunciano come la Direttiva darà impulso alla creazione di nuovi posti di lavoro (si parla di almeno 600 mila unità nuove in tutto il territorio Ue). La rinomata “Copenaghen Economics” si spinge ancora oltre e, conti alla mano, parla di un incremento annuale del giro di affari dei Venticinque pari a 37 miliardi di euro. In una lettera edita ieri dal “Financial Times”, l'economista britannico Stuart Popham, nell'elogiare la liberalizzazione del mercato europeo, difende la 'Bolkestein' a spada tratta: “Le persone a cui realmente stanno a cuore le questioni sociali e dell'occupazione non possono che sostenere la liberalizzazione dei servizi”.
A supporto delle tesi ultra liberiste viene citato il Trattato di Roma del 1957 che già lanciava l'idea di un'armonizzazione del mercato dei servizi: la "Nuova Europa" non nasce dal nulla.
Ma dove andrà a finire? A fronte della possibilità di abbattere le molte barriere poste dai singoli Stati membri alla libera circolazione dei prestatori di servizio, quali diritti i lavoratori potranno ancora invocare? Seppure modificato nel nome, l'ambiguo Principio dei Paese di Origine (PPO), asse portante della Direttiva, mantiene tutte le sue prerogative anti sociali: sarà possibile installare legalmente un'azienda in un qualsiasi Paese ove non sussistono, o sono deboli, leggi di tutela dei lavoratori. La stessa azienda potrà lavorare in un Paese ove tali leggi esistono, continuando a rispondere però alla legislazione del Paese d'origine. Masse mobili di lavoratori non tutelati (niente TFR, niente tetti massimi sulle ore lavoro, niente assistenza economica, niente contratti definitivi, niente tredicesime, etc.) saranno riversate sul mercato europeo per garantire servizi a prezzi abbattuti. Per i fautori della Bolkestein si tratta di "favorire la concorrenza", ma in realtà si favorirà lo scontro tra categorie di lavoratori, tra chi pur di lavorare rinuncerà ai diritti offerti in regime di Stato sociale e chi sarà costretto a rinunciare all'occupazione di una concorrenza che offre a sottocosto. In una parola determinerà quello che gli economisti definiscono "dumping sociale". Seicentomila nuovi occupati (a contratto, a progetto: ma mai più con un'occupazione a tempo determinato) pronti a lavorare oltre le 48 ore lavorative settimanali attualmente accettate in Ue.
Ma cosa sono questi "servizi”? Sono tutto: sono l'erogazione di energia elettrica e di qualsiasi altra risorsa energetica, l’erogazione di acqua, i servizi di sicurezza, al turismo, allo sport, alla cultura, alla sanità (sic!)
E tutto quanto altro non espressamente citato nella Direttiva. Esclusi dal pacchetto la fornitura di servizi finanziari, perché già contemplata da un apposto Piano d'Azione Ue, la fornitura di servizi riguardanti il settore delle comunicazioni elettroniche, anch’esso regolato da un pacchetto di direttive approvato quattro anni fa (2002/19/EC, 2002/20/EC, 2002/21/EC, 2002/22/EC e 2002/58/EC), e la fornitura di servizi in materia di tasse, probabilmente perché ancora al centro di una controversia che vede opposta gran parte dell’Ue, favorevole all’armonizzazione delle leggi fiscali, alla Gran Bretagna. Esclusi questi tre campi, il resto sarà appannaggio del privato, con conseguente collasso delle strutture pubbliche sino ad oggi prestatrici di servizi. In paesi come l’Italia, già fortemente azzoppati da riforme e campagne d svendita del bene pubblico in stile Prodi, la Direttiva contribuirà alla definitiva scomparsa dello Stato sociale. L’Europa è morta, evviva la “Nuova Europa” .
------------------------------------------------------------------------------
:..Gio..:
ADDIO GRANDE PUSKAS
Ieri mattina Ferenc Puskas (classe 1927) è morto in un ospedale di Budapest, all'età di 79 anni, dopo circa sei di lotte contro l'Alzheimer, gli ultimi dei quali passati in una speciale casa di cura, aiutato da un vitalizio del governo ungherese. Se ne va uno dei più grandi calciatori di sempre, capace di far sognare il popolo ungherese nelle difficoltà del secondo dopoguerra. Il suo calcio fiorì proprio sulle macerie della guerra e divenne una rapsodia, senza un gran fisico e una grande cura per l'estetica, ma efficacissimo e incentrato su un sinistro assolutamente micidiale e un innato fiuto del gol.
Puskas, soprannominato Colonnello, fu, nella prima parte della sua carriera, capitano della Honved di Budapest (la squadra dell'esercito, con cui vinse 4 titoli nazionali), e della Grande Ungheria degli anni '50, uno squadrone che vantava altri campioni come Czibor, Bozsik, Kocsis e Hidegkuti e che secondo molti fu più forte del Brasile di Pelé, dell'Olanda di Cruyff e dell'Argentina di Maradona. Quella squadra, che non partecipò per problemi economici ai Mondiali del 1950, si aggiudicò la medaglia d'oro ai giochi olimpici in Finlandia nel 1952, strapazzò due volte l'Inghilterra in amichevole nel 1953 (7-1 a Budapest e 6-3 a Wembley, dove gli inglesi non avevano mai perso), e diede lezioni di calcio nei Mondiali in Svizzera del 1954, dove perse però a sorpresa nella finale con la Germania ovest (3-2 con gol annullato proprio a Puskas nel finale, e molte critiche sul presunto doping dei tedeschi). Nel 1956, poi, quando i carri armati sovietici invasero l'Ungheria per sedare la rivoluzione, l'Honved era all'estero e Puskas, come altri suoi compagni, restò in esilio (in patria si era addirittura diffusa la notizia della sua morte), chiudendo la carriera con la nazionale magiara con lo strepitoso bottino di 84 gol in 85 partite (record battutto solo recentemente dall'iraniano Ali Daei: quando la matematica non può non essere solo un opinione.....).Nel nel 1958 fu ingaggiato dal Real Madrid e nonostante pochi credessero ad un suo ritorno a grandi livelli,visti i 30 anni ormai suonati, a Madrid cominciò la seconda parte della sua immensa carriera di calciatore, tanto che in 8 anni vinse 5 scudetti (4 volte fu capocannoniere della Liga) e 3 Coppe dei Campioni. I tifosi spagnoli lo idolatravano e lo ribattezzarono Canoncito, ovviamente per l'esplosività del suo sinistro, potente come quello di Riva ma anche raffinato come quello di Maradona (portava il 36 di piede...). Nel 1961 fu allora naturalizzato ed Helenio Herrera lo portò con Di Stefano ai Mondiali in Cile nel 1962, ma Canocito si infortunò e la Spagna fu eliminata subito nel girone eliminatorio (alla fine disputò solo 4 gare per la Spagna, senza segnare). Nel 1966 il grande Puskas, a 39 anni, con un bottino di 1156 gol segnati, lasciò il calcio giocato, per intraprendere in seguito la carriera di allenatore in diversi paesi (soprattutto Grecia e Cile), arrivando nel 1971 in finale di Coppa dei Campioni col Panathinaikos, perdendo però con l'Ajax. Nel 1993, dopo i grandi cambiamenti in tutto l'Est europeo, ebbe una delle soddisfazioni più grandi della sua vita, col ritorno in patria per allenare la nazionale, accolto sempre da idolo, così come se ne era andato. Se ne è andato un grande, capace di essere grande due volte, di una grandezza difficilmente eguagliabile. Secondo alcuni, il numero uno di sempre, più di Cruyff, di Eusebio, di Pelé e di Maradona. Peccato solo che la televisione cominciava a diffondersi proprio in quegli anni e le immagini delle sue giocate e della sua classe sono poche; resta però il ricordo indelebile di un campione senza epoca, destinato a restare per sempre nella storia del calcio. Il NepStadion di Budapest ("Lo stadio del popolo") già da qualche anno era stato intitolato al suo mito....:..Toni..:
Le massime di Gio - Mucca Pazza(10)

"Conviene essere una mucca in europa che una persona nel terzo mondo"
Joseph Stiglitz (premio nobel per l'economia)
:..Gio..:
Le massime di Gio - Nuovi Amori(9)

Giovanni Lindo Ferretti su Mtv? No, da Ferrara. Lite incazzosa? No Ferrara stima Ferretti. mmm
Ferretti:"Ferrara mi ha illuminato"
Io: "ora capisco perchè Tonino cita molto spesso l'ultimo album dei pgr"
:..Gio..:
Tempi moderni

di FERRUCCIO SANSA
Un'immagine tratta dal video che ritrae le violenze al ragazzo down
MILANO - "Video divertenti". Bastava cliccare su questo link per vedere un filmato di 3 minuti e 11 secondi che testimonia la tortura di un ragazzo down da parte dei compagni di classe. Chissà come sono finiti proprio nella sezione "video divertenti" quei 191 secondi in cui i ragazzi sbeffeggiano il compagno, lo prendono a sberle e calci, gli lanciano addosso dei libri. Il tutto condito da scritte e saluti nazisti. Immagini che evidentemente interessavano a molti, se il video è arrivato al ventinovesimo posto tra i più scaricati su Google.
La storia giunge tre giorni fa sul tavolo del pm milanese Corrado Carnevali e la procura decide di intervenire subito. È scritto nella querela presentata dall'associazione Vividown: "In pochi secondi e con estrema facilità ho rintracciato e scaricato il filmato. Per risalire all'indirizzo internet basta entrare nel sito www. video. google. it e cliccare "video divertenti", le prime immagini della schermata sono quelle in questione". Ora le indagini sono cominciate. Obiettivo: identificare il ragazzo che picchia il giovane down e il regista del film. Ma l'associazione Vividown ha denunciato anche Google: "Vista la capacità di diffusione - scrive l'avvocato Guido Camera - è evidente che attento e consapevole deve essere il controllo dei video che possono essere scaricati dal sito".
Il video, però, è rimasto pochi giorni a disposizione degli amatori, perché ieri cliccando all'indirizzo si scopriva che "è stato rimosso", per iniziativa della Procura che ha disposto il sequestro o per decisione autonoma di Google. Ma le immagini erano già state scaricate da centinaia di persone (e sono state acquisite agli atti).
"Play", basta schiacciare il pulsante del computer e comincia lo strazio. Scena: una classe di una scuola superiore italiana, gli studenti avranno diciassette, diciotto anni. Il professore, ovviamente, non c'è. Ed ecco che entra lui, il povero protagonista, un ragazzone robusto (lo chiameremo Mario), lo sguardo spaesato dietro occhiali spessi. Una compagna lo introduce nell'aula come si fa con un toro nell'arena: "Fallo entrare", urlano tutti.
Mario viene condotto al centro della classe, messo di spalle per mostrare il sedere, i pantaloni sporchi: "Dio p..., come è sporco, si è cag... addosso". Mario ascolta, sorride perfino, forse per abitudine o perché gli fa piacere ricevere un minimo di attenzione. Ma presto dalle parole si passa ai fatti: arriva l'altro protagonista del video, il cattivo. È un ragazzo magrolino, gel nei capelli, occhi perennemente sgranati. Parte la prima sberla sulla pancia di Mario, poi una spinta, un colpo in faccia e Mario fa per reagire. "Come ti permetti?", gli urlano, sembra impossibile che abbia il diritto di reagire. E giù un calcio per rimetterlo in riga.
Il regista con la telecamera intanto riprende la classe. C'è una ragazza che continua a scrivere, sulla faccia ha un'espressione che sembra più una smorfia che un sorriso. In fondo un altro compagno tiene gli occhi puntati sul libro, come per non vedere la scena, per non vedere nemmeno se stesso in quella classe. Ma gli altri, tutti, partecipano. C'è chi si avvicina alla lavagna e scrive: "Sensibilizziamo culi diversi", poi aggiunge un "SS" tanto per chiarire. C'è una ragazzina, la belloccia della classe, che si sventola un giornale davanti al naso: "Se l'è fatta addosso". Ecco di nuovo il "cattivo" che si lancia in un saluto nazista, poi finge di telefonare: "Salve, siamo di Vividown, un nostro mongolo si è cag... addosso e mo' non sappiamo che fare perché l'odore ci è entrato nelle narici".
Ma è il momento del numero clou: il lancio. Mario è solo davanti alla lavagna, solo contro tutti con la sua maglietta di un arancione eccessivo, con gli occhialoni. E i compagni cominciano: "Vai con il lancio". Parte un libro e colpisce in pieno Mario. E il regista: "Aspetta, rifatelo, non è venuto". E allora si ripete, finché Mario perde gli occhiali e d'un tratto capisce, fa per piangere, cerca di difendersi. Ma lui non può: "Cretino, buuhhh", urla la classe.
Possibile che si tratti di una finzione, di uno scherzo? Difficile, e comunque non cambierebbe molto. Chi ha cliccato centinaia di volte non lo sapeva.
(12 novembre 2006)
Da Repubblica.it
---------------------------------------------------------------------------------
Che schifo. Certe persone dovrebbere essere rese disabili a suon di cinghiate, ragazze comprese ovviamente. Aggiungo, il Tg5 non ha riferito dei saluti nazisti e studio aperto ha completamente sorvolato la notizia.
:..Gio..:
UTOPIA E DISTOPIA
“Per utopìa si intende un progetto apparentemente irrealizzabile basato su dei principi giudicati universalmente giusti; l'utopista è colui che non vuole basare le sue preferenze e le sue scelte ideologiche partendo dallo studio della realtà e della più probabile realizzabilità, ma decide di voler seguire un ideale che ritiene giusto pur sapendo che questo ideale resterà irrealizzato”.
Il termine nacque dal titolo di un libro di Tomas Moore (circa 1516), che ritraeva, attraverso la narrazione di un esploratore, la società immaginaria dell’Isola di Utopia, una “Repubblica perfetta”.
Le utopie più grandi sono a livello economico (distribuzione paritaria dei beni, spesso con la totale abolizione del denaro), religioso(le idee cristiana e islamica di paradiso tendono ad essere utopiche così come il concetto buddista di Nirvana) e tecnologico(in un ipotetico futuro è prevedibile uno stile di vita utopico, in senso negativo, qualora l’avanzamento scientifico fosse mal utilizzato).
“Per distopìa(o antiutopìa, pseudo-utopìa, utopìa negativa) si intende una società indesiderabile ed è un concetto utilizzato soprattutto in riferimento ad una società fittizia, spesso ambientata in un futuro prossimo, dove le tendenze sociali sono portate ad estremismi apocalittici”.
Una possibile distopìa deriva evidentemente da un concetto di utopìa, inteso come il luogo dove tutto è come dovrebbe essere; distopìa è quindi l'esatto opposto, cioè un luogo del tutto spiacevole ed indesiderabile (anche se qualche volta la differenza può essere sottile e dipende molto dal punto di vista dell'autore dell'opera). I testi distòpici appaiono perciò come opere di avvertimento, o satire, che mostrano le tendenze negative attuali enfatizzate sino a conclusioni apocalittiche, basandosi perciò su una società attuale, spostando però l'interesse su un'epoca successiva ad una discontinuità storica.
Nella letteratura, un numero considerevole di storie di fantascienza, ambientate in un futuro prossimo spesso postapocalittico ed appartenenti al sottogenere cyberpunk, usa le regole della distopìa per delineare mondi dominati dalle corporazioni high-tech in cui i governi nazionali stanno diventando sempre più irrilevanti.
Alcune caratteristiche comuni dei testi distòpici del Novecento sono: la presenza di una società gerarchica in cui le divisioni fra le classi sociali sono rigide e insormontabili, la massiccia propaganda del regime e dei sistemi educativi che costringono la popolazione al convincimento che il proprio stile di vita sia l’unico (o il migliore) possibile, la negatività dei concetti di individualità e dissenso in opposizione al conformismo dominante, la paura del mondo al di fuori dello Stato, la presenza di torture fisiche e psicologiche nei sistemi penali, la continua sorveglianza del governo sui cittadini, l’abolizione di ogni legame col mondo naturale.
DISTOPIE FAMOSE
1984 --> Romanzo di Gorge Orwell del 1949, a cui si ispira il film Brazil di Terry Gilliam del 1985
Arancia meccanica --> Romanzo di Anthony Burgess del 1962, da cui è tratto l’omonimo film di Stanley Kubrick del 1971
Decoder --> Film di Klaus Maeck del 1984
Johnny Mnemonic --> Film di Robert Longo del 1995
Candido --> Romanzo di Voltaire del 1759
L'esercito delle 12 scimmie --> Film di Terry Gilliam del 1995
Metropolis --> Film di Fritz Lang del 1927
Il mondo nuovo --> Romanzo di Aldous Huxley del 1932
Matrix --> Trilogia di film dei fratelli Wachowski (1999-2005)
Fahreneit 451 --> Romanzo di Ray Bradbury del 1954, da cui è tratto l'omonimo film di Francois Truffaut del 1966
Piano meccanico --> Romanzo di Kurt Vonnegut del 1952
La guerra dei mondi --> Romanzo di Herbert Wells del 1898, da cui è tratto l'omonimo film di Steven Spielberg del 2005
Nirvana --> Film di Gabriele Salvatores
1997: Fuga da New York --> Film di John Carpenter del 1981
La svastica sul sole --> Philip Dick del 1962
V for Vendetta --> Fumetto di Alan Morre e David Lloyd (1982-85) di James McTeigue, con sceneggiatura dei fratelli Wachowski
Survivor --> Romanzo di Chuck Palaniuk del 1999
Il cacciatore di androidi --> Romanzo di Philip Dick del 1968, da cui è tratto il film Blade Runner di Ridley Scott del 1982
Il signore delle mosche --> Romanzo di William Holding del 1952
The day after tomorrow --> Film di Roland Emmerich del 2004
28 giorni dopo --> Film di Danny Boyle del 2002
Ken il guerriero --> Fumetto e cartone animato, nato nel 1983
Akira --> Film d'animazione di Katsuhiro Imoto del 1988
fonte principale: Wikipedia
:..Toni..: