Innesco²
martedì, ottobre 31, 2006
  MARCO PANTANI
Più di due anni senza Marco Pantani. Ricordato su giornali, riviste e televisioni, ma anche con libri fin troppo tempestivi e presto con un film.
Purtroppo però, si è dato quasi esclusivamente spazio alla vicenda umana che l’ha portato alla morte, piuttosto che alla sua storia di campione assoluto del ciclismo, come avrebbe meritato: profondo, infatti, è il segno che Marco ha lasciato nello sport, e non solo in quello di cui è stato interprete supremo.
Il precipitare della sua esistenza ha fatto rumore in proporzione al fragore della sua ascesa sportiva, ma Pantani non è morto per il doping, né per la droga: è morto a causa di quella depressione crescente e devastante, che si è impadronita di lui da quando lo hanno separato cinicamente dal ciclismo e da quando gli stessi che ne avevano magnificato le imprese epiche, gli hanno comiciato a gettare addosso palate di merda e ogni tanto continuano ancora a fargli la morale antidoping, perfino post-mortem.
La statura di Marco era quella dei fuoriclasse, per quel che ha vinto e soprattutto per come ha vinto e per uno così il ciclismo era la vita, come accade a molti predestinati: per Maradona era il calcio, per Mozart la musica, per Van Gogh la pittura, e non c'è da ironizzare sulla presunta maggiore o minore elevatezza delle rispettive vocazioni.
Ecco dove cominciò la fine di Pantani che entrò in un circolo vizioso tra pentimento, cure, rientri alle corse, ricadute nella droga, autocompatimenti e perfino il viaggio a Cuba per disintossicarsi. Una sequela di umiliazioni insopportabile, insostenibile, un copione da recitare passivamente a beneficio dei rotocalchi e dei soliti cialtroni sempre pronti con un titolo ad effetto per richiamare il pubblico.
Per sfuggire a tutto ciò occorreva uno scatto, una fuga decisa e solitaria, e anche se lui, più di ogni altro, ne era capace, non ci è riuscito, lasciando comunque a molti il ricordo di un campione vero.

"Non mi piace che si parli di sfortuna: voglio esser ricordato come uno che ha vinto corse importanti, non per quello che gli è capitato" [.....]
:..Toni..:
 
martedì, ottobre 24, 2006
  Le massime di Gio - Traduttori strani(8)

Berlusconi difende il leader moscovita criticato in questi giorni per aver detto che "L'Italia è la culla della mafia". Secondo Berlusconi Putin è stato male interpretato: "Non ha detto così. E' la solita disinformazione".

:..Gio..:
 
domenica, ottobre 22, 2006
  Decoro Occidentale
Proprio in questi giorni la richiesta di censurare un fotomontaggio pubblicato circa un anno e mezzo fa su italy.indymedia.org è arrivata in questi giorni in Brasile direttamente dalla Procura della Repubblica di Roma. Il fotomontaggio è il seguente eccolo. Ovviamente a me il fotomontaggio fa schifo, lo trovo repellente e blasfemo. Ma il problema non sta sul giudizio che ho sulla nefandezza fatta dall'autore del fotomontaggio. Il problema è più a monte. Pochi mesi fa, ci siamo fatti due palle con le vignette che riguardavano Maometto. Tutti quanti ci scandalizzavamo dell'immaturità degli arabi. Molti giudicavano il fatto che venisse rappresentato Maometto come un kamicaze o che annunciasse la fine delle ragazze vergini per i martiri una cosa di poco conto. Una cosa da ridere. La reazione degli arabi ci sembrava stupida e spropositata.
Tutti a rivendicare la libertà di pensiero e tutti ci sentivamo contro la censura.
Nel frattempo, però, ci siamo dimenticati del fotomontaggio pubblicato su indymedia. La Procura della Repubblica di Roma ha avviato un anno e mezzo fa una rogatoria internazionale in Brasile per chiedere il sequestro dell'articolo.
Il "reato" contestato è l'art.403 del Codice Penale ("Offese alla religione dello Stato mediante vilipendio di persone"), che fa riferimento alla "religione di Stato", principio che non esiste più da oltre venti anni e che ha portato alla dichiarazione di incostituzionalità del reato di "Vilipendio alla religione di stato".
Questo cosa significa? Forse che siamo una banda di ipocriti. Ci permettiamo di lanciare merda sugli altri, ma quando ci lanciano merda non facciamo che comportarci come gli altri.
Basta con i falsi moralismi. Non siamo, cosi diversi dagli altri.
:..Gio..:

PS: per chi vuole approfondire ecco il sito di indymedia a cui faccio riferimento
http://italy.indymedia.org/archives/display_by_id.php?feature_id=3042
 
  Come sono triste...(3)
Ci sono sviluppi sulla vicenda della legge sull'editoria. Ma non bisogna, a quanto pare, abbassare la guardia.

http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1708726&r=PI
:..Gio..:
 
martedì, ottobre 17, 2006
  CYBERPUNK: LA CONTROCULTURA TECNOANARCHICA
Il movimento dell'informatica "alternativa" CyberPunk coinvolse durante gli anni '80 moltissimi giovani, attratti dalla scoperta dei nuovissimi orizzonti digitali e non solo dalla figura dell'hacker, dando vita ad una vera controcultura tecnoarnarchica.
Il Chaos Computer Club di Amburgo, fondato tra gli altri da Wau Holland nel 1984, mostrò fin dagli inizi una grande consapevolezza delle proprie origini culturali e politiche e degli scopi verso cui indirizzare i propri sforzi e si basò fin dall'inizio sul principio di socializzazione del sapere tecnologico. Ciò non deve stupire più di tanto, se solo si considera che gli stessi membri del CCC hanno fatto parte del movimento tedesco.
Amburgo come è noto è sede di una delle occupazioni più simboliche dell'intera Europa, Hafenstrasse, e luogo di progettazione ad altissimo livello, fin dai primi anni Ottanta, anche di sapere alternativo high-tech. Klaus Maeck, ad esempio, regista e sceneggiatore dell'ormai mitico film Decoder, un film nel quale viene descritta su vari piani la possibilità di un utilizzo tecnologico e ribelle della pratica del cut-up di burroughsiana memoria (Pasto Nudo).
In una situazione già di per sé così stimolante, la riflessione del CCC non poteva che essere adeguata all'humus in cui essa muoveva i primi passi e tra i primi obiettivi vi fu perciò la creazione di banche-dati (oggetto poi di direttive comunitarie e inserite tra le opere intellettuali tutelate dalla LDA, così come i programmi per elaboratore, tra il 1995 e il 1996) che fossero liberamente accessibili via telefono.
Proprio nel 1984 il CCC trovò il primo dragone contro cui combattere la propria battaglia di libertà: il BTX, il servizio di comunicazioni Telebox, elaborato dalle Poste tedesche in collaborazione con l'IBM, tramite il quale gli utenti registrati potevano ricevere comunicazioni personali o mandarle a un altro abbonato e addirittura prenotare merci o servizi.
Ciò risvegliò in molti ambiti del movimento, e non solo in questi, preoccupazioni riguardanti le libertà future dei singoli cittadini. È da ricordare, infatti, che quasi contemporaneamente il governo tedesco lanciò l'iniziativa, poi sostanzialmente fallita, del censimento informatizzato di tutti i tedeschi, da poi immettere nei computer centrali di Wiesbaden. Un futuro orwelliano sembrava schiacciare l'immaginario collettivo del felice popolo tedesco.
Per far fallire il progetto del BTX, il CCC inventò una beffa enorme ai danni di una Cassa di Risparmio di Amburgo, l'Haspa, che in un primo tempo versò loro 135.000 marchi. Il CCC difatti con un sotterfugio riuscì a conoscere la pass-word per entrare nel computer centrale dell'Haspa, e lasciargli quindi in memoria l'ordine di richiamare in maniera continua il servizio offerto nel BTX dal CCC. L'Haspa richiamò così 13.500 volte il servizio in questione in circa dodici ore. I 135.000 marchi furono così calcolati e versati al Chaos Computer Club con la bolletta telefonica del novembre 84. La bolletta esiste veramente e così anche l'abbuono, ma immediatamente il CCC rese pubblica la vicenda, dichiarando che non voleva ritirare il danaro, visto che il fine dell'azione era solo di rendere note le gravi lacune presenti nel BTX. Il CCC per di più affermò di aver ricevuto la parola chiave della banca proprio attraverso un errore di sistema del BTX. Più precisamente tramite un'emissione incontrollata di pagine di decodificazione. Il caso suscitò un enorme clamore, come è giusto del resto che fosse, in tutta la Germania, facendo fallire in maniera definitiva il progetto BTX, visto che ne era stata dimostrata l'intima fragilità. Da allora tale sistema ha continuamente perso abbonati: alla fine del 1988 ne contava solo 20.000, a fronte del milione preventivato per la medesima data dal Presidente delle Poste.
Sulla scorta del modello amburghese in breve tempo si costituirono gruppi con interessi simili: a Darmstadt, in Olanda (Hack Tic), a Monaco (Bayerische HackerPost), a Stoccarda. Quasi tutti mantennero come caratteristica basilare la visibilità, come del resto fece subito il CCC, aprendo una sua sede regolarmente registrata. Strumenti essenziali per questa contaminazione in tutta l'area nordeuropea sono stati gli incontri annuali, svoltisi sempre tra Natale e Capodanno, in cui il movimento ha colto l'occasione per scambio di dati, discussioni, workshop. La crescita del movimento è stata indubitabilmente molto forte negli ultimi anni. Ragione prima di questo aumento è da ricercarsi nel diffondersi a macchia di leopardo del computer per ragioni di lavoro. Si calcolano in Germania alla fine del 1988 circa 100.000 modems, tra i quali ben 30.000 non registrati alle poste.
Non sono poi mancati problemi con la parte più ortodossa del movimento, la quale li ha accusati di tenere il piede in due staffe. Da una parte predoni dello spazio virtuale, scassinatori del computer, dall'altra "maiali da tartufo dell'industria elettronica". In realtà la questione è molto più sfumata di quanto a prima vista non appaia. Bisogna essere attori, difatti, protagonisti del processo di modernizzazione e subirne quindi le contraddizioni, per poterne capire gli intimi nessi. La risposta del CCC a questo tipo di accuse non poteva altro che far leva sul "nuovo diritto umano di portare avanti uno scambio di informazioni non controllate, senza limiti e a livello mondiale". Alla società dello spettacolo e della deprivazione comunicativa correttamente il CCC risponde con l'individuazione del terreno di lotta sul diritto della comunicazione. L'informazione per essere concreta, reale, deve avere con sé anche un senso sociale. Esiste difatti "una grossa differenza qualitativa tra bit e significato, in quanto il bit è qualcosa di vuoto e che, appunto, non produce senso se non quando si arricchisce col significato, quindi solamente quando comunica". Informare significa difatti mettere in forma, dare una forma a un qualcosa che prima forme non ne aveva. Informazione così viene a coincidere con deformazione, col chaos, col Chaos Computer Club.
Anche su questa base teorica è avvenuto l'incontro progettuale con la parte più politicizzata del movimento americano: esito felice è stata sicuramente l'organizzazione del festival ad Amsterdam, nell'agosto del 1989, in cui molte delle istanze prima riassunte sono state approvate dall'intero congresso. Inoltre un ulteriore aspetto dell'esperienza del CCC che suscita molto interesse consiste nel cosciente autocandidarsi a modello generazionale di riferimento: essi non vogliono sentirsi ruolizzati nella dimensione di una specie di Robin Hood dell'informazione, da rubare e dare al popolo ma il loro intento, diversamente, è quello di socializzare gli strumenti e i saperi, per poter "creare da sé" l'informazione. Negli ultimi anni il CCC si è occupato particolamente di sviluppare reti informatico-sociali, attraverso il progetto Zerberus.
Il movimento cyberpunk è venuto meno già agli inizi degli anni '90 col diffondersi sempre più massiccio dell'informatica tra le masse, ma è rimasto tuttavia la mentalità che era alla base e che è espresso non tanto nel caos dello scaricamento di file condivisi dal web, ma piuttosto tramite i diffusi strumenti di groupware (lavoro di gruppo) e i wiki (enciclopedie libere), oltre ai più popolari blog.

A proposito ho letto questa notizia, magari vi interessa, ma il link pare che non funziona
http://memoria.indivia.net/index.php
UN WIKI PER LA CONTROCULTURA INFORMATICA
Partito un progetto di raccolta-storiografia attorno ad alcuni temi chiave della cultura informatica e telematica italiana
BBS, Hackmeeting, Isole nella Rete, Hacklab, Spippolatori, Indymedia....
Sono queste alcune delle voci dell'interessante sommario che si sta proponendo con l'avvio di un nuovo progetto di sito collaborativo wiki.
Queste parole chiave della storia informatica e telematica italiana, di quella dell'hacking e delle libertà digitali, si trovano indicizzati sotto la voce "Storie e racconti della controcultura digitale italiana - Progetto di storiografia comunitaria".
Un wiki, dunque, dagli obiettivi ambiziosi ma che potrebbe mettere mano ad una materia sfaccettata e animata da innumerevoli percorsi individuali spesso tutt'altro che lineari, per ricostruire "la via italiana al digitale", alla liberazione di spazi occupati e alla creazione dei nuovi cyberspazi di aggregazione, dibattito e militanza, sulla spinta di una tecnologia in rapida evoluzione in cui si è sempre più immersi. Siamo ancora agli inizi e l'ambito collaborativo del wiki, ossia di un sito-forum nel quale è possibile pubblicare ma anche correggere, modificare e aggiungere quanto già pubblicato rispettando determinate regole, ha fin qui prodotto soltanto alcuni approfondimenti.

:..Toni..:

 
  MITI DELO SPORT

Il 5 ottobre scorso è morto a 64 anni Peter Norman, velocista australiano, medaglia d'argento alle Olimpiadi di MEXICO CITY DEL 1968 nei 200 m con 20.06 (rimasto tutt'ora primato australiano della distanza).


Rimarrà un'icona nel panorama dello sport per la generazione degli anni '60 per una sua foto leggendaria, un gesto contro la discriminazione razziale, nell'anno degli assassini di Martin Luther King e Robert Kennedy. Quell'anno salì sul podio insieme alla medaglia d'oro Tommy "Jet" Smith (allora primato mondiale con 19.83); terzo fu un altro statunitense, John Carlos. I due, membri del Progetto olimpico per i diritti umani, salirono sul podio senza scarpe con i simboli della protesta: guanti e calzini neri. Non appena si levò l'inno americano, levarono il pugno guantato verso l'alto, chinando il viso; anche Norman volle solidarizzare con la protesta e indossò la spilla Human Rights.
Rispettosi protagonisti di un'indimenticabile periodo per l'atletica. E non solo...

Io sinceramente mi ricordavo di quella protesta contro il razzismo, ma assolutamente non sapevo chi cazzo fosse Peter Norman, come tutti forse, finché non ho letto che era morto, e si ricordava quel gesto che fece molto scalpore in quel periodo.
In compenso ci ricorderemo benissimo che Ben Johnson si dopava come un porco o che Monica Lewingsky non ingoiava più di tanto.

:..Toni..:

 
  Come sono triste...(2)
Ecco qui una petizione contro la scandalosa legge sulla rassegna stampa.
http://db.peacelink.org/campagne/info.php?id=20
:..Gio..:
 
lunedì, ottobre 16, 2006
  Come sono triste...
All’interno della Finanziaria 2006, (articolo 32), è passata sotto il classico e vergognoso silenzio dei media compiacenti e manipolati, una legge che imbavaglierà totalmente o quasi la maggior parte dei siti e/o blog che si occupano d’informazione!

Per coloro che ancora credono nella sinistra; per coloro che ancora credono nella politica in generale (dimenticando per comodità, ignoranza o per condizionamenti che non esiste la destra e la sinistra ma solo il potere economico, privo di colori e bandierine), questo dovrebbe essere un grande insegnamento di vita. Almeno lo spero.
Ciò che è stato iniziato dai governi precedenti, di presunta destra, liberali, conservatori, lo stanno portando avanti le presunte sinistre, i riformatori, i democratici.
Cambiano i governi, si sostituiscono i burattini, ma le strategie del Sistema vanno avanti a ritmo battente; anche perché i veri Burattinai rimangono al loro posto, nelle loro logge…
Ecco cosa dice l’articolo 32 inserito nella Finanziaria 2006:

Articolo 32. Riproduzione di articoli di riviste o giornali
1. All'articolo 65 della legge 22 aprile 1941, n. 633, dopo il comma 1, è inserito il seguente: «1-bis. I soggetti che realizzano, con qualsiasi mezzo, la riproduzione totale o parziale di articoli di riviste o giornali, devono corrispondere un compenso agli editori per le opere da cui i suddetti articoli sono tratti. La misura di tale compenso e le modalità di riscossione sono determinate sulla base di accordi tra i soggetti di cui al periodo precedente e le associazioni delle categorie interessate. Sono escluse dalla corresponsione del compenso le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.».

In soldoni, dal 3 ottobre 2006 (data dell’entrata in vigore della legge), per il democratico e sinarchico governo Prodi - il più vicino alle oligarchie bancarie internazionali (vedi Goldman Sachs e leggasi imperi anglo-ebraici), la «riproduzione totale o parziale di articoli», in pratica tutto, «devono corrispondere un compenso agli editori».
E se qualcuno, come per esempio noi, non ha i soldi per pagare l’editore, non pubblica nulla o rischia sanzioni economiche pesantissime!
Avete capito qual è l’obiettivo?
Forse c’è ancora chi crede nella libertà d’informazione e d’espressione?
Eppure se non ricordo male, la Costituzione della Repubblica italiana all’articolo 21 non lascia spazio a dubbi:

Articolo 21 della Costituzione italiana

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure

Non mi pare che con questa simile legge «tutti hanno diritto a manifestare il proprio pensiero», e soprattutto non mi sembra che la «stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure».
I media classici sono tutti controllati, per cui era necessario mettere gli artigli e controllare anche quei canali che le cose le dicono e non le mandano a dire. Con questa legge bavaglio, il Regime, sotto le vesti sinistrorse del governo di turno, vuole semplicemente imbavagliare tutti i siti e blog ancora liberi.

Se una simile castroneria legislativa l’avesse fatta Berlusconi & C. (che di castronerie ne hanno fatte eccome, basta ricordare le censure e le epurazioni mediatiche), si sarebbero mobilitate milioni di persone in piazza; ma siccome la legge l’ha fatta un governo, “vicino” ai cittadini e alle classi meno abbienti - che controlla pure i sindacati - allora nessuno si muove e soprattutto nessuno ne parla!
Dove sono finiti i no-global e i fautori delle libertà? Forse si mobilitano (o vengono mobilitati) solamente quando la dittatura ha un colore politico ben preciso?

E’ altresì logico che nessuno ne parla: le major editoriali italiane, cioè coloro che hanno applaudito la nuova legge (Rcs, Mondatori/Fininvest, Caraccciolo/l’Espresso) hanno tutti gli interessi affinché chiudano la libera concorrenza e blocchino le libere espressioni.
Però noi cittadini italiani, forse non lo sappiamo a dovere, ma paghiamo di tasca nostra le imprese editoriali con i finanziamenti della legge sull’editoria (vedi trasmissione Report del 23 aprile 2006 www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%255E90227,00.html).
Ogni anno noi, che ci piaccia o non ci piaccia, sovvenzioniamo i giornali con la bellezza di 667 milioni di euro!

Noi, base della piramide del potere, possediamo però un’arma molto potente, un’arma molto pericolosa: la scelta di acquistare o meno un prodotto! Perché allora non proviamo ad astenerci dal comperare giornali e/o riviste di regime? Forse non cambierà nulla, ma sicuramente migliorerebbe la nostra informazione, avremo più soldi da spendere meglio, e soprattutto daremo un segnale forte al Sistema!
Un segnale che la gente, nonostante “Bulli e Pupe”, “Circus”, “L’isola dei famosi” e altre trasmissioni demenziali create ad arte, non è tutta priva della capacità pensante.

Da disinformazione.it

:..sad_but_true..:
 
sabato, ottobre 14, 2006
  "Gaza. Ferite inspiegabili e nuove armi"
L’inchiesta è nata dall’allarme lanciato a metà luglio da alcuni medici degli ospedali di Gaza che hanno trattato per la prima volta ferite inspiegabili che hanno portato all’amputazione di un arto inferiore in almeno 62 casi. I medici hanno chiesto più volte aiuto alla comunità internazionale per comprendere le cause di queste strane ferite che presentavano piccoli frammenti, spesso invisibili ai raggi x e inspiegabili recisioni provocate dal calore negli arti inferiori.
Diversi articoli sono apparsi nella stampa internazionale e nazionale.
Dopo una lunga ricerca il nucleo inchieste di Rai News 24 ha individuato la possibile causa di questi effetti: si tratterebbe di una arma nuova che viene sganciata da aerei droni, senza pilota, e viene teleguidata con precisione sull’obbiettivo fissato.

L’arma, secondo la rivista militare “Defence Tech”, viene chiamata DIME che significa “Dense Inert Metal Esplosive” si tratta di un involucro di carbonio che al momento dell’esplosione si frantuma in piccole schegge e nello stesso momento fa esplodere una carica che spara una lama di polvere di tungsteno caricata di energia che brucia e distrugge con un’angolatura molto precisa quello che incontra nell’arco di quattro metri.
Questa tecnologia si inserisce nella nuova classe di armi “a bassa letalità” che minimizzano i danni collaterali e circoscrivono in uno spazio ristretto gli effetti letali.

Qui il video http://www.rainews24.rai.it/ran24/inchieste/10102006_gaza.asp
:..Gio..:
 
  La Non-Differenza
La logica e il linguaggio ci impediscono di prendere atto della realtà.
Sono dei fardelli che ostruiscono i sentieri della liberazione.
Le parole rappresentano una "seconda realtà", una sovrastruttura nei confronti della realtà autentica.
Qual'è il difetto essenziale dell'approccio logico-linguistico?
Semplicemente la fede nella differenza.
Il linguaggio è il regno delle distinzioni: vita/morte, bene/male, salute/malattia, saggezza/ignoranza, eccetera.
Con questi parametri l'uomo perde di vista la natura delle cose.
E si convince dell'esistenza degli opposti.
Lo Zen suggerisce un altro approccio, nei termini della "non differenza".
"Non differenza" significa essere consapevoli della relatività degli opposti.
Che un elemento ha bisogno dell'altro, ed esiste in funzione dell'altro.
Lo yin in funzione dello yang, cioè il femminile in funzione del maschile. La vita in funzione della morte; il bello in funzione del brutto; l'affermzione in funzione della negazione.
Quando giungiamo a quensta consapevolezza, siamo abbastanza avanti nel pensiero.
E aderiamo ad una posizione taoista, formulata da Lao-tzu.
Ma possiamo spingerci oltre, e persuaderci che gli opposti non esistono.
Allora finiremo per accorgerci che non ha senso stabilire distinzioni.
E livelleremo le cose, mostrando di vederle come sono.
"Sbarazziamoci delle alternative" - dicono i mastri Zen - "e smettiamo di riferirci a verità e menzogna, conoscenza e ignoranza, eccetera".
A questo punto, se proprio si vuol continuare a parlare, ci si limiterà a dire che le cose sono proprio come sono.
E' la scoperta della realtà autentica.
Leonardo Vittorio Arena
dal libro "Diario Zen"

:..Gio..:
 
venerdì, ottobre 13, 2006
  Le massime di Gio - Legge Giovanardi sulle droghe(7)

Risultato truccato il test antidroga fatto da Giovanardi. E' stata verificato che il sudore rilevato nel campione non è suo. Giovanardi ammette:"sono un consumatore di cocaina abituale".
Agenzia A.N.Z.A
 
giovedì, ottobre 12, 2006
  QUANTO CAZZO MI PIACE IL "COPIA E INCOLLA" (2)


IL MITO CLASSICO DI NARCISO

"L'Alchimista prese un libro, portato da qualcuno della carovana. Il volume era privo di copertina, ma lui riuscì a identificarne l'autore: Oscar Wilde. Mentre sfogliava le pagine, trovò la storia di Narciso. L'Alchimista conosceva la leggenda di Narciso, un bel giovane che tutti i giorni andava a contemplare la propria bellezza in un lago. Era talmente affascinato da se stesso che un giorno scivolò e morì annegato. Nel punto in cui cadde nacque un fiore, che fu chiamato Narciso.
Ma non era così che Oscar Wilde concludeva la storia. Egli narrava invece che, quando Narciso morì, accorsero le Oreadi, ninfe del bosco, e videro il lago trasformato da una pozza di acqua dolce in una brocca di lacrime salate.
- Perchè piangi? - domandarono le Oreadi.
- Piango per Narciso - disse il lago.
- Non ci stupisce che tu pianga per Narciso - soggiunsero.
- Infatti, mentre noi tutte lo abbiamo sempre rincorso per il bosco, tu eri l'unico ad avere la possibilità di contemplare da vicino la sua bellezza.
- Ma Narciso era bello? - domandò il lago
- Chi altri meglio di te potrebbe saperlo? In fin dei conti, era sulle tue sponde che Narciso si sporgeva tutti i giorni. - risposero, sorprese, le Oreadi.
Il lago rimase per un po' in silenzio. Infine disse:
- Io piango per Narciso, ma non mi ero mai accorto fosse bello. Piango per Narciso perchè, tutte le volte che lui si sdraiava sulle mie sponde, io potevo vedere riflessa nel fondo dei suoi occhi la mia bellezza.
- Che bella storia! - disse l'alchimista.
"

da "L'Alchimista" di Coelho

:..Toni..:

 
lunedì, ottobre 09, 2006
  Ricicliamo le troie
W: non c'è stato mai... quindi, voglio dire, lei è sicura... io, guardi, io non è che glielo posso chiedere tutto il pomeriggio (...) io più che ricordarle, diciamo, che lei deve dire la verità, più che... io credo che...
G: va bè, ok, è capitato, io l'ho fatto, sì.
W: ha fatto l'amore?
G: perché mi andava di farlo. (...)
W: ma nella Farnesina? Nel suo ufficio alla Farnesina? Eh?
G: sì.
(...)

A un certo punto la Gregoraci vuole fare dei chiarimenti.
G: cioè... io ho appena detto: "Ho fatto l'amore". Non è stato neanche proprio così, cioè ci siamo scambiati delle tenere effusioni. Adesso non mi va di dire, non so, i particolari, le carezze, i bacini, le cose...
W: no, no. Va bene. (...)
G: cioè non è neanche far l'amore, è farsi delle coccole. Ha capito? Adesso mi vergogno a spiegarle anche i particolari...
W: no, per carità, io... "
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E ora la domanda. Che fine hanno fatte queste ragazze? Allora la "porcella" Maria Mosè è ormai un'opinionista di primo piano alla trasmissione "La pupa e il secchione" mentre la "bomba del sesso" fa la pubblicità di 3(la compagnia telefonica, scherzando sulle sue vicende) e partecipa sembre a buona domenica.
Ora mi chiedo. Ma dov'è finita quella buona e sana ipocrisia? Cazzo, se perdiamo anche l'ipocrisia siamo veramente nella merda. Se non riusciamo più a scandalizzarci al punto di rimuovere il marcio(anche solo per poco)siamo veramente in merda.
Due troie la danno per partecipare ad un programma ad un uomo politico. La cosa viene scoperta, ci scandalizziamo e poi che facciamo. Bhè semplice, promosse in prima serata. Qui qualcosa non riporta. Siamo forse diventatati uno stato laico senza falsi moralismi un pò come la Danimarca? Bhè sembra di no se ripenso alla fecondazione assistita. Allora cos'è che non capisco. Esempi del genere dovrebbero fare scuola invece sembra l'ennesima rivincita contro i magistrati comunisti capaci di montare accuse finte. Qualcosa proprio non va. Non si dovrebbe, almeno in nome dell'IPOCRISIA, vi prego, solo in nome dell'IPOCRISA, allontanare ste ragazze e metterne altre? Le voglio più bone e non necessariamente con la fedina morale pulita, ma solo sconosciuta.
Se se ne va pure l'ipocrisia, siamo veramente nella merda! Certi esempi non devono fare scuola! Pensare che le stesse persone che stipendiano queste troie mi dicono poi di essere i paladini dell'italia cattolica. RIDATEMI L'IPOCRISIA, SEMPRE!
:..Gio..:
 
domenica, ottobre 08, 2006
  Uscita Editoriale
E' uscito il nuovo libro di Niccolo Ammaniti. Il 10 ottobre uscirà nelle librerie. Ecco qui le parole dell'autore presenti nel suo sito
"Finalmente fatta!
Cinque anni, tra una cosa e l'altra, sono passati da Io non ho paura. Sono successe un sacco di cose in tutto questo tempo ( a me e a voi), ho scritto e riscritto almeno una decine di storie che mi intasavano la mente. Zombie, Vampiri, Storie post-apocallittiche, avventure di fox terrier fra i licaoni. 'Come Dio Comanda' era quella che mi sembrava più difficile da realizzare. Un padre un figlio. Una banda di poveri mascalzoni. La nostra provincia sola e malinconica. Ho scritto e riscritto smaniando, come un malato di enfisema, ho amputato, come un malato di cancrena un sacco di arti di questa creatura che stava diventando un millepiedi. Adesso sono contento e spero lo sarete anche voi. Io vi ringrazio di avermi aspettato, di non aver dubitato che alla fine una altra storia l'avrei cacciata fuori. In silenzio, ogni tanto, vi ho spiato. Avete avuto grande pazienza.
Spero di ripagarvi."

:..Gio..:
 
sabato, ottobre 07, 2006
  QUANTO CAZZO MI PIACE IL "COPIA E INCOLLA" (1)


SVEGLIANO SHARON

"Ci pareva che fosse troppo mal condotta e pasticciata per essere una vera guerra. E infatti, dietro il testardo accanimento di Israele su vecchi e bambini libanesi c’è solo il generoso tentativo del governo di Tel Aviv di strappare al suo lungo torpore il mandante delle stragi di Sabra e Chatila. “Fategli sentire la musica della sua giovinezza”, hanno raccomandato i medici dell’ex premier. Piena sintonia fra Condoleezza Rice e Ehud Olmert: entrambi devono le loro fortune politiche a presidenti con l’encefalogramma piatto. Grazie ai raid israeliani, il Libano è ridiventato la Svizzera del Medio Oriente: è più bucherellato di un formaggio Emmental. La guerra sconvolge la geografia urbana: anche a Beirut e a Sidone ci si sente sempre a Tiro. Dopo i no alle richieste di tregua o cessate il fuoco, diplomazia internazionale al lavoro per convincere I belligeranti a concedere almeno un break pubblicitario. Hezbollah nega di usare i civili come scudi umani: «E’ tutto legale: sono stagisti, se sopravvivono li assumiamo come kamikaze»"

da liaceli.com

:..Toni..:

 
venerdì, ottobre 06, 2006
  CHI E' SENZA PECCATO....



Per tutta l'estate, esclusa la stupenda parentesi dei mondiali, tutti i calciofili hanno giustamente schifato Moggi e tutta la sua cricca di dirigenti, arbitri e designatori, ma soprattutto gli interisti avevano trovato un'ottima via per confluire la tanta frustazione accumulata in più di quindici anni di delusioni e figuracce. L'iter processuale sportivo ha poi condannato Moggi e gli altri e assegnato lo scudetto 2005-2006 all'Inter (3° con un distacco mostruoso e due volte sconfitta nettamente negli socntri diretti), nonostante non ci fossero elementi su quel particolare campionato. Molti hanno pensato che lo scudetto in questione doveva essere revocato alla Juventus ma non riassegnato, altri sono stati invece d'accordo perché doveva comunque essere assegnato a qualcuno, nella fattispecie l'Inter, terza dietra al Milan, a sua volta penalizzato dallo scandalo di calciopoli. Io, personalmente, non so se sia stato giusto riassegnarlo o meno, ma di sicuro non mi è andato giù che si facesse passare l'Inter come una società modello, la prima per lealtà sportiva, quando invece anch'essa ebbe i suoi problemi con le indagini sui passaporti falsi e non è comunque da considerare una società ben gestita visto che pur spendeno cifre folli non ha più vinto niente di importante da più di quindici anni, trascurando il settore giovanile e schierando da diversi anni formazioni quasi interamente composte di stranieri superpagati dal pollo Moratti. Se prima dello scandalo ulteriore delle intercettazioni Telecom (a cui l'Inter è evidentemente connessa per via di Tronchetti Provera), Moratti era considerato un presidente generoso, ma poco ripagato dai risultati, adesso rischia veramente di sputtanarsi completamente, magari più di Moggi, che almeno faceva fruttare le sue 'mambrusche'. La mia opinione è che il fatto più pietoso venuto fuori sia quello relativo alle intercettazioni ordinate nei confronti di Vieri, uno dei simboli della squadra per un intero lustro, e per ripetute ammissioni di entrambi, molto legato personalmente a Moratti stesso; reputo in effetti più grave questo che non un dirigente che cerca in tutti i modi di fare i propri interessi, rimanendo nella slealtà sportiva, per qunto grave e reiterata sia stata. Sicuramente (sperando che non vada tutto distrutto) verranno fuori altri retroscena, legati soprattutto all'arbitro De Santis, ma nel frattempo un campione del calibro di Trezeguet è relegato in serie B, mentre uno come Moratti continua a farsi ridere dietro e a non vincere un cazzo (anche senza Juve, è dura...). Con questo non voglio certo essere solidale con Vieri che salcazzo perché si lamenta se per uno stipendiuccio di 5 milioni all'anno viene spiato un pò, oppure se i paparazzi gli rompono i coglioni quando sta in sardegna con qualche velina: Bobo l'anno prossimo, sincasi, vattene da solo a MonteSilvano al mare!


:..Toni..:

 
mercoledì, ottobre 04, 2006
  La fiera dei porci

L’intervista di Maurizio Costanzo (tessera P2 n. 1819) a Vittorio Emanuele di Savoia (tessera P2 n. 1621) su Canale 5 diretto da Massimo Donelli (tessera P2 n. 2207) e di proprietà di Silvio Berlusconi (tessera P2 n. 1816) è stata un momento di grande televisione.
Sia per l'atmosfera di gaia rimpatriata, sia per un certo qual retrogusto di buon tempo antico. Tutto passa, tutto scorre, ma l'ancoraggio alla miglior tradizione nazionale non viene mai meno: la P2, se Dio vuole, è viva e lotta insieme a noi.
Fratello Maurizio, con fare paterno, anzi fraterno, dispensava buffetti al fratello Vittorio, trattato un po' come il fratello scemo: "Principe, attento alle cattive compagnie, che poi la trascinano sulla cattiva strada". "Dottore, la ringrazio di questa opportunità e dei buoni consigli". "Principe, abbiamo letto le sue telefonate, non crede di doversi scusare?". "Ma certo, Dottore, sono stato coinvolto senza saperlo, avrò fatto delle cattive scelte, degli errori, me ne pento e me ne scuso". "Principe, che umiltà! Questa non me l'aspettavo, è una cosa molto importante". "Dottore, mi scuso con le donne, cosa si farebbe senza...". "Principe, dovrebbe scusarsi anche con i sardi". "Ma certo, l'ho già fatto e scritto". "E poi, principe, ci sarebbe quel ragazzo, Hamer, morto a cavallo". "Oh, dottore, m'è dispiaciuto molto il decesso di quel povero ragazzo, ma io non c'entravo nulla. Sa, io sono stato sempre armato soltanto di buone intenzioni". "Ma principe, non dica così, per carità...".
Chi vedeva la trasmissione s'è fatto l'idea che il cosiddetto principe sia stato arrestato a Potenza per qualche parolaccia telefonica.

Purtroppo l'accusa parla di associazione a delinquere finalizzata alla corruzione (per i traffici al casinò di Campione) e allo sfruttamento della prostituzione (per le ragazze dell'Est che il gentiluomo si faceva procurare da una gang di malfattori). Senza contare la lettera anonima commissionata a un malavitoso contro il direttore di Novella 2000 Luciano Regolo, con scritto: "Sei morto". Insomma, non l'hanno arrestato per quel che ha detto, ma per quel che ha fatto. Solo che quel che ha fatto non lo racconta mai nessuno. Nel migliore dei casi, si sorvola. Nel peggiore, si mente.

stralcio di un articolo di Marco Travaglio
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Ho voluto postare questo articolo perchè rappresenta un esempio di mistificazione che subiamo quotidianamente dalla tv culturale targata Costanzo Coglion Show.
Il coglion non è per lui, ma per noi che gli crediamo. W RAINEWS24
:..Gio..:
 
martedì, ottobre 03, 2006
  DRUGO SA ASPETTARE



"Siamo consumatori! Sottoprodotti di uno stile di vita che ci ossessiona. Omicidi, crimini, povertà. Queste cose non spaventano. Quello che spaventa sono le celebrità sulle riviste. La televisione con 500 canali. Il nome di un tizio sulle mie mutande. I farmaci per capelli. Il viagra. O le diete."

A volte qualcuno con manie di protagonismo millanta un cambio di rotta, fa il voltagabbana, ma è tutto inutile perchè è questo, tutto sommato, il nostro equilibrio stabile, e anche se siamo convinti che non sia un granché, tendiamo ad avvicinarci ad esso.
L'instabilità è lamentarsi sempre e comunque e quando uno è convinto di non cacarsi la società, è più facile che sia la società a non cacarsi lui (per chi ha visto e si ricorda quella scena di Paz!).
Nessuno in fondo si può lamentare per come stanno le cose, allora meglio seguire l'esempio del Grande Lebowsky....



"Drugo, prendila come viene.... so che lo farai"
"Oh certo, Drugo sa aspettare"


:..Toni..:
 
lunedì, ottobre 02, 2006
  A tutti i nostri visitatori

Forse il blog prossimamente riprenderà normalmente.
:..Gruppo Innesco..:
 
  PENA DI MORTE
Volevo proporre un argomento di cui si parla da sempre, prendendo la particolare storia di un indiano cheyenne giustiziato in California all'inizio dell'anno.

ORSO CHE CORRE GIUSTIZIATO (18/1/2006)

«Vi amo tutti». Se ne va così l'indiano infermo messo a morte da Schwarzenegger

Stavolta dead man walking non hanno potuto dirlo. "Orso che corre", all'anagrafe Clarence Ray Allen, infatti non poteva camminare, era paralitico: dead man not walking. Così ha dovuto attraversare il corridoio che porta al lettino del boia su una sedia a rotelle.
«Vi ringrazio tutti e vi amo: è un bel giorno per morire», ha detto il 76enne di origine cheyenne, parafrasando le ultime parole di Cavallo pazzo, il capo degli indiani Lakota (Sioux), irriducibile avversario delle "giacche blu", trafitto dalla baionetta di un soldato del Nebraska il 5 settembre del 1877. Anche se le tute dei secondini di San Quintino sono di un altro colore e il governatore Schwarzenegger non è il generale Crook, Ray Allen è morto pensando alla sua gente, agli indiani americani sterminati più di un secolo fa dai "visi pallidi". C'è infatti un filo crudele che unisce quel dramma collettivo alla vicenda individuale di "Orso che corre": l'accanimento, l'assoluta mancanza di pietà.
Ray Allen era anche cieco, sordo e gravemente malato di cuore. Era cioè un caso limite, o comunque avrebbe dovuto esserlo, persino per la giustizia proto-biblica dei cristiani rinati d'America, persino per la California del vendicativo ex attore di Hollywood, vera e propria fabbrica degli omicidi di Stato. A nulla però sono servite le centinaia di appelli delle associazioni per i diritti umani, dei governi stranieri specialmente europei. Puntuale come la morte è arrivato il "no" della Corte Suprema che ha definito «irricevibile» l'argomento dell'età avanzata e delle gravi condizioni di salute dell'uomo, accusato di essere il mandante di un triplice omicidio commesso nel 1980, quando già era condannato all'ergastolo per l'assassinio della fidanzata del figlio. Alle nove di ieri mattina (ora italiana) una dose di cianuro ha così interrotto per sempre il debole battito cardiaco di Ray Allen.
I testimoni dicono che, poco prima di morire, Allen abbia chiesto di incontrare uno sciamano pellerossa per «trovare la pace». Poi il rituale "ultimo pasto" che è stato molto ordinario a dire il vero: una bistecca, del pollo di una catena di fast-food, un dolce senza zucchero, gelato e latte intero. Come vuole la prassi, cinque persone hanno assistito, attraverso un vetro, all'agonia del condannato in due sale separate l'una dall'altra. Una giovane donna, conoscente di Allen, non ha sopportato la scena e si è sentita male, crollando priva di sensi contro una parete.
Dopo l'uccisione di "Tookie" Williams, l'ex leader-redento dei crips, celebre gang di Los Angeles, ucciso dal boia il 13 dicembre scorso sempre nel carcere di San Quintino, un'altra esecuzione mortale va a infoltire il macabro curriculum di Arnold Schwarzenegger, uno dei più prolifici giustizieri dell'America post 11 settembre (è la terza grazia che rifiuta da quando si è insediato), il quale ha giustificato l'assassinio senza troppi stati d'animo: «Clarence Ray Allen era un uomo maturo, insensibile e calcolatore, la decisione che ho preso è stata giusta». E' dal 1969 che lo Stato della California non concede la grazia a un condannato a morte; all'epoca fu il governatore repubblicano Ronald Reagan a compiere un atto di clemenza nei confronti di un ritardato mentale. Poi la pena venne abolita fino al 1978, anno della sua reintroduzione. Se la giurisprudenza statunitense prevede diverse attenuanti per i crimini commessi in uno stato d'infermità psichica o in età molto giovane, non esiste altrettanta pietà per le persone anziane o gravemente malate, categorie considerate "abili e arruolate" per la forca da qualsiasi tribunale di uno Stato non abolizionista.
Le parole di Schwarzenegger, oltre all'esecuzione in quanto tale, hanno scatenato una comprensibile giostra di polemiche e accuse, soprattutto fuori dai confini nazionali, dove l'opinione pubblica è meno sedotta dalla legge del taglione. «Vedere il signor Allen spinto sulla sedia a rotelle verso la sala dell'esecuzione, incapace di camminare, senza la possibilità di vedere o sentire chi lo stava uccidendo è uno spettacolo che supera la decenza umana e viola l'ottavo emendamento della nostra Costituzione», s'indigna Annette Carnegie, una degli avvocati di "Orso che corre". Ma la sua voce sembra molto isolata in un paese dove i principali organi d'informazione danno molto più spazio al ringhio ferito dei parenti delle vittime che al dramma dei condannati a morte. Anche in questo caso le parole di Robert Rocha, padre di Josephine Rocha, uccisa da Allen nel 1976, hanno oscurato le critiche di chi ritiene un atto barbaro l'assassinio di un vecchio malato e infermo: «Era troppo vecchio per morire? Io penso che mia figlia fosse troppo giovane per morire», ha dichiarato il signor Rocha finendo in pasto ai grandi titoli dei giornali e dei notiziari televisivi, specializzati nel rimestare nel torbido. L'accusa più pesante per "Schwarzy" viene d'oltreoceano, precisamente dal britannico Terry Davis, Segretario generale del Consiglio d'Europa": «La pena di morte è una misura sempre inammissibile, ma legare un cieco di 76 anni a un lettino per iniettargli del veleno è un atto del tutto grottesco. In quanto amico degli Stati Uniti, attendo con impazienza il giorno in cui questo grande paese abbandonerà la pena di morte». Sulla stessa flasariga i commenti dei responsabili di Amnesty International, che denunciano la «crudeltà inusuale» del provvedimento. Come si è visto Schwarzengger non si scompone di fronte alle polemiche e si prepara a officiare alla prossima esecuzione capitale. Tra poco più di un mese infatti toccherà a Michael Morales, condannato per l'assassinio di una donna commesso nel 1981. E' lui il primo della lista del boia a San Quintino.

:..Toni..:
 

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